Il bric-à-brac di casa Mangini-Bonomi

Mi hanno sempre affascinato le persone che collezionano, mi rapisce la volontà di mettere insieme, uno dopo l’altro, senza sosta, per tutta la vita o per un pezzo, cose, tante, tutte accomunate da un solo tema, una solo funzione, una sola estetica. Mio nonno collezionava francobolli, micro boccette di liquore e le schede telefoniche che si usavano nelle cabine. Ve le ricordate? Alcune erano davvero carine! Quando le richiamo alla mente mi raggiungono anche i ricordi di quel periodo, quello dell’adolescenza trascorsa in un paese di provincia, facendo poche cose interessanti, sognando in grande per il futuro, telefonando dalla cabina il ragazzetto di Rimini che mi piaceva e che era troppo lontano perché potessi davvero incontrarlo…

Ma torniamo alle persone che collezionano! Ne ho conosciuta una, qualche giorno, fa, o sarebbe meglio dire che ho scoperto dove viveva e dove esercitava l’antica arte del collezionismo! Sto parlando di Emilio Carlo Mangini, imprenditore, commerciante, scrittore, collezionista, naturalmente, e uomo di cultura acuto e frizzante, che nel 1978 decise di acquistare una casa, in via dell’Ambrosiana e sistemare lì tutti gli oggetti che già possedeva e che via via avrebbe rimediato.

In quella abitazione su più piani, nel pieno centro di una Milano sofisticata, espose e appese opere d’arte antica e moderna, ma la raccolta di cui andava più fiero era quella degli oggetti di uso comune: oggi si contano oltre 3000 pezzi, delle epoche più disparate e appartenenti ai diversi momenti della vita quotidiana.

Allora si potranno ammirare strumenti di bellezza femminile, porcellane, carte da gioco, l’occorrente per la scrittura o per il cucito, posate, bastoni animati da passeggio e potrei continuare ancora molto a lungo, lo giuro!

Ero rapita da tutto quanto era contenuto dalle teche, avrei voluto armeggiare con tutto e avrei voluto catapultarmi in quei secoli da cui quegli arnesi provenivano. Ho pensato che l’uomo, un tempo, migliorava la propria esistenza, con ingegno e curiosità, conservando e rispettando, però, la propria natura, oggi, con la tecnologia, se è vero che la nostra esistenza è progredita ancora e ancora, mah, non so, di umano trovo poco… ma forse è solo la riflessione malinconica di una che edulcora un passato nel quale neppure ha vissuto.

Ad ogni modo, ho appreso di questa casa museo per caso, ma ne suggerisco caldamente la visita, per le guide, che vi seguiranno con cura e dedizione, e per la bellezza che scorgerete in ogni angolo dell’edificio.

In una bacheca dello studio del signor Mangini c’era appeso un biglietto che così recita:

“Tutta la vita, tutto di tutto, tutto di corsa, tutto fatto… quasi…. Uffa!”

Ecco sintetizzato lo slancio insito nell’uomo (milanese) di fare, di agire, di compiere, di costruire, senza sosta, con doveroso impegno, con forza incrollabile… per poi prendere coscienza che il senso di pienezza è dato non da cosa, da quanto, ma da come.

Emilio Carlo Mangini è uno di quei milanesi che ha contribuito a rendere Milano la città che ancora oggi è, moderno e sapiente crogiuolo di menti brillanti, talentuose, vivaci, inarrestabili.

P.S. Vorrei una sala da bagno floreale proprio come quella del fu geniale signor Mangini, il gabinetto così soavemente decorato rende anche la più truce delle cacche merveilleux!

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