Un campo di balle di fieno, tra Venosa e Melfi

Devo. Quindi mi annoio. Nel dubbio, scrivo.

Ieri un’amica, dopo aver letto una mia storia su instagram, mi ha contattato in privato e mi ha detto, con l’entusiasmo che le è solito e che di lei amo: “scrivi! scrivi un libro o, non so, un racconto! Con le tue narrazioni coinvolgi, ci fai immedesimare al punto che ci ritroviamo lì con te, ad agire con te, a pensare con te; ci rapisci e finiamo per essere tutti un po’ al posto tuo”. Ale mi ha lasciato un messaggio di esortazione, ma non poteva sapere da quanto tempo io rimandi questa azione, rifugga questa vocazione, temi intimamente l’intenzione. Di mettermi seduta, dinanzi al mio pc. A scrivere. Di me. Perché di fatto, anche quando si scrive di altro, si scrive di sé.

Va bene, allora io ci provo, ma non so proprio come possa venirne fuori qualcosa di buono… Per un sacco di tempo sono ricorsa agli “argomenti”: la moda, i viaggi, la cucina, gli uomini, l’amore, le relazioni. Erano pretesti per prendere la penna o schiacciare le lettere della tastiera. Ma oggi, per quanto tutto mi interessi ancora, temo che non sarei costante con nessuno di essi. Mi sono sempre SCOCCIATA subito. Ma non l’ avevo mica messa a fuoco questa mia propensione alla noia. Che poi, se ci penso, non è proprio noia, ma INSOFFERENZA AL DOVERE. Se DEVO fare qualcosa (anche se quel compito me lo sono impartito da sola), mi prende una sensazione di disagio, comincia a mancarmi l’aria, e il respiro si fa decisamente affannoso (ah, l’ansia! si presenta sempre puntualissima sin dai tempi del liceo, quando un dottore mi disse che sarebbe stato utile bersi un goccetto, di tanto in tanto: “vedrai come ti passa!”. Non faceva una piega!). Quindi finisce che il compito diventa un fardello, maledico tutto quello che anzitempo mi era sembrato proprio un buon impegno entusiasmante, avanzo argomentazioni per smantellarne benefici e profitti. E infine la chiudo bruscamente, ricominciando a respirare. Sul divano. Certo, poi sono sempre sopraggiunti i sensi di colpa: “sono una buona a nulla, sono inaffidabile per me e per gli altri, fuggo dalle responsabilità, e accidenti a me e alla mia immaturità!”. Passavano settimane e poi mesi e poi ecco un nuovo incarico per la signorina VOLUBILITÀ.

Ma a questo punto della storia mi chiedo PERCHÉ? perché chiudevo i libri prima che potessi apprendere? perché smettevo di avere voglia di suonare uno strumento ancor prima di imparare a suonarlo? perché arrestavo il processo di qualsiasi cosa prima che divenisse “NORMALE”? Perché procrastino sistematicamente, scrivendo su ogni pagina dell’agenda un rassicurante DOMANI? Oh, non vi dico quanto sto fremendo su questa sedia, quanto avrei voglia di abbassare lo schermo e di andare a farmi un goccetto (ho di là un Montepulciano profumatisssimo ed è pur sempre l’ora dell’aperitivo), quanto vorrei acciuffare il telefono e scrollare for ever, quanto non vorrei essermi ficcata in questo discorso che non so nemmeno io perché l’ho cominciato e in ogni caso non sono mica obbligata a pubblicare…. No, non sono costretta. A dimostrarmi e a dimostrarvi che sono brava. Che sono capace a portare a termine. Che dio solo sa se non diventerò qualcuno. Che devo fare una cosa sola, perché se ne fai troppo, nulla stringi. “Ma poi a che ti serve scrivere?”. Ad avere paura, suppongo. E a vincerla.

P.S. Una persona, tempo fa, mi disse che io necessito di sapere sempre il perché di TUTTO, e se non trovo risposte, io non mi do pace. Ma il mio terapeuta, oggi, mi dice anche che ogni cosa è relativa, che lo sono i perché e lo sono le risposte e allora tanto vale smetterla di tormentarsi per penetrare il vero, per comprendere ragioni che affondano in un passato che mi ha importunata abbastanza. Piuttosto sarebbe saggio e anche un poco furbo essere. Facendo. Scrivendo. Di TUTTO.

P.P.S. Di fatto, è probabile che anche i perché siano delle scappatoie, per la serie: “Se non trovo una risposta alla domanda PERCHÈ SCRIVO, allora scrivere non ha senso e se non ha senso, allora non ho motivo di scrivere”. 

Mmm. Non ci casco.

Forse dovrei andare a bermi quel goccetto.

2 commenti su “Devo. Quindi mi annoio. Nel dubbio, scrivo.”

  1. Leggere queste parole mi rincuora, non sono sola e ci vuole coraggio per scrivere così, con semplicità la verità che “affligge” chi non ha più vent’anni.
    Continua a scrivere, se ti va! In molti necessitiamo di verità condivisa ❤

    1. Valentina credo sia una condizione come a molti di noi e sono convinta che normalizzare queste situazioni faccia bene. In una società che ci vuole performanti, carrieristi, ambiziosi, “arrivati” mi piace rivendicare la noia come strumento rivoluzionario <3

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