Le mie Giornate Fai di primavera

Consuetudine vuole che per le giornate FAI di primavera io voglia sempre visitare qualche bel palazzo o castello in posti poco noti, poco frequentati, poco “cool”: questo mi evita il problema del sovraffollamento di visitatori, favorisce l’incontro con persone interessanti con cui scambiare una chiacchiera serena, consente di immergersi in una vita “paesana” pacata, molto distante da quella cittadina, sbrigativa e spesso volta al traguardo di qualcosa che quando poi lo raggiungi ti accorgi che manco te ne gongoli.

Museo Ghidoni
Museo Ghidoni
Museo Ghidoni

In questi posti, in effetti mi è parso di ascoltare donne e uomini “in pace”, l’insegnante volontaria del Fai, la storica dell’arte, il conducente del bus, la dipendente comunale, la gelataia, la ristoratrice, l’oste, mi si rivolgevano con tono quieto, quasi che non fossero al corrente della forsennata corsa al perseguimento degli obbiettivi a cui in molti stiamo partecipando. Tutti compivano la loro esistenza con presenza e pienezza, senza strafare, senza sgomitare, senza maledire, senza ambire, non troppo almeno. Allora la scultura mi veniva raccontata con sincero entusiasmo, il soffitto affrescato con il solo attaccamento e amore per quel soffitto,  il piatto con il piacere di chi con il suo cibo ti da gioia.

Palazzo Caprioli
Villa Richiedei
Villa Richiedei

Mi sono portata dietro le mie fluttuazioni emotive, che quelle, si sa, decidono loro quando venirti a “sfrocoliare”, ma almeno hanno trovato consolazione nelle campagne bresciane, che parevano essere state disegnate da un macchiaiolo. Lì (a Gussago, precisamente), mi sono imbattuta nell’interessante Museo Ghidoni, nel severo ma affascinante Palazzo Caprioli, nella pregiata Villa Richiedei con un giardino di delizie concepito nientepopodimeno che da Angelo Inganni. A Pozzolengo ho cenato da Trattoria Vecchio 800, finemente restaurata e dove si cucina con cura e si serve con gentilezza e l’indomani ho fantasticato tra le rovine del castello e per le stanze di Palazzo Piavoli, imbattendomi in un pianoforte scordato e in una vecchia cinepresa con cui un sogno partì, tanto tempo fa.

Trattoria Vecchio 800, Pozzolengo
Palazzo Piavoli
Castello di Pozzolengo

Tra una fiera del vintage, mulini e catenacci d’amore, non potevo non mangiare tortellini e bere vino, questa volta da Enoteca Malandrina, nella loro cantina, circondata da un sacco di bottiglie, avvolta dal profumo più antico di sempre.

Ah, dimenticavo un episodio importante: a Valeggio ho bevuto un ottimo orzo dal Signor Marileno del Via Roma Cafè, il quale ci ha tenuto a chiarirmi che “non è mica l’orzo col filtro, da noi si fa alla vecchia maniera, nel bric!”. Ed ecco spiegato  perché mi piace andar per paesini!

Valeggio sul Mincio
Borghetto sul Mincio
Borghetto sul Mincio

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