Giorni fa sono andata in via Jan, qui a Milano, ho raggiunto il numero 15, ho varcato la soglia del cancello e ho percorso le bellissime scale di un edificio che già solo lui varrebbe il viaggio (lo concepì il noto Piero Portaluppi, geniale architetto milanese). Arrivata al secondo piano, mi sono finalmente trovata nell’appartamento che fu dei coniugi Antonio Boschi e Marieda Di Stefano, lui di professione ingegnere e suonatore di violino per diletto, lei, figlia di imprenditore edile, era un’appassionata d’arte (come il padre) e ceramista (aprì un sua scuola al piano terra dello stesso palazzo).
Si sposarono nel 1927 e resero la loro casa un incredibile involucro di opere dei più grandi artisti della prima metà del 900, compiendo peraltro una importante attività di mecenatismo.
Quando Marieda morì, nel 1968, Antonio scelse di donare l’inestimabile raccolta al comune di Milano e dunque, quelle che avrete la fortuna di ammirare nel loro appartamento (circa 300), ne costituiscono solo una parte, il resto è stato esposto nell’Arengario o archiviato.
A darvi il benvenuto in casa saranno proprio loro, Antonio e Marieda, ritratti con i loro gatti (li amavano molto!), i quali vi suggeriranno, di certo con garbo e soddisfazione, di avventurarvi in un percorso concepito cronologicamente nelle undici stanze presenti, alle cui pareti sono affissi quadri di Boccioni, Carrà, Sironi, Morandi, De Pisis, De Chirico, Fontana, Manzoni, per citarne alcuni.
Ho voluto darmi il giusto tempo per apprezzare ogni pezzo, per ascoltare il signor Mario del Touring Club Italiano, il quale mi ha rivelato interessanti dettagli della vita della famiglia, e per desiderare ardentemente ogni splendido oggetto d’arredo con il quale si è voluto ricreare l’ambientazione dell’epoca (assolutamente attuale, incredibile a dirsi!)
I Boschi-Di Stefano ci hanno lasciato un tesoro incantevole, risultato di una instancabile attività di ricerca e intuizione e di intensa promozione: “non è un omaggio reso alla memoria della mia compagna, ma corrisponde alla realtà. Opera comune nel senso totale: in quello materiale con le implicazioni di decisioni, di applicazione, di sacrifici finanziari e conseguenti rinunce in altri campi; e in quello artistico come concordanze di gusti, di indirizzi, di scelte”.
Quando sono andata via, li ho salutati ringraziandoli di cuore per quanto hanno fatto per Milano e per l’arte e per avermi regalato con generosità così tanta bellezza.
P.s. Sono andata a fare questa visita alle due del pomeriggio e in settimana, per non trovare folla, chi può, faccia lo stesso.
Qui per le tutte le info sulla casa, sui loro “abitanti”, sugli orari d’ingresso. https://www.fondazioneboschidistefano.it/

