NEL MIO CORPO FA CALDO, FA FREDDO, PIOVE, C’È IL SOLE

Sono le 5 del mattino. Ho fatto la pipì e ora sono tornata a letto. Sono turbata, stavo cercando di riaddormentarmi, ma nemmeno il tempo di aprire gli occhi che la mia mente ha immediatamente messo in moto il suo rimuginio. Ad un certo punto mi sono immaginata il mio corpo come un contenitore dentro il quale si avvicendano le stagioni e gli eventi meteorologici più svariati, il sole, la pioggia, un tornado, una tempesta o il mite vento primaverile carico del profumo dei fiori… ora mi sento come se dentro si stesse svolgendo una di quelle ormai tipiche giornate afose, opprimenti, il cielo pesa sulla mia testa e mi toglie l’aria e mi penso a dormire in una stanza pigra con le persiane abbassate, una ventola che gira e fuori i grilli friniscono…

Soffro d’ansia da ormai così tanto tempo che non ricordo più esattamente quand’è stato il giorno in cui questo disturbo è comparso nella mia testa. L’ho sempre detestato, maledetto, scongiurato e combattuto. Sbagliando. Perché non avevo capito che l’ansia mi chiedeva di fermarmi a comprendere le situazioni che la richiamavano, mi pregava di farle posto per ascoltarla, mi domandava di distinguere le emozioni. E più la scacciavo, più lei si faceva insistente, più la imploravo di lasciarmi in pace, più lei gravava sul mio petto e mi tormentava.

E io non mi sono mai troppo soffermata sulle emozioni. Ma ad un certo punto ho cominciato a chiedermi in quale punto del corpo si apprestassero e da dove giungessero. “Forse l’ansia desidera che io scopra di cosa ho paura, per poi comprendere che quella paura così antica non ha più così tanto motivo di essere provata…”. Ho finito per scoprire che ho un termometro emozionale piuttosto elementare, eppure noi esseri umani siamo più che la sola tristezza, o la rabbia, o la gioia, siamo infinte sfumature di sentire, siamo un intricato meccanismo di esperienze interiori da interpretare, da fare fluire.

Anche da tutto questo passa la conoscenza del sé e mi sono resa conto, che, via via che i giorni si succedono, lo scopo della mia vita sta risultando essere proprio questo: conoscermi per non temermi più.

In queste foto ERO l’estate in montagna, con i fiori selvatici, le mucche che pascolavano lontane e si sentivano i loro campanacci vivaci, l’aria frizzante che esigeva che mi coprissi solo con una camicetta, perché avvertissi i suoi pungenti benefici. Poi mi alzai e urlai fortissimo per buttare fuori tutto perché non mi rimanesse altro da fare che ridere. Ero sfinita, ma gioiosamente grata. Solo che ancora non lo sapevo.

Il luogo meraviglioso è il passo di Crocedomini, un valico alpino delle prealpi bresciane.

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